Crocifisso nei luoghi pubblici: sì o no?

La discussione riguardo la presenza del crocifisso sulle pareti delle scuole o di altri luoghi pubblici è sempre attuale e desta molte polemiche. Taluni sostengono che il simbolo della religione cristiana, in uno Stato laico e in un mondo oramai globalizzato, non debba esser presente negli spazi pubblici, altri, per fede, sostengono l’esatto contrario. Ma chi ha ragione?

Inquadriamo innanzitutto la nostra situazione sociale. Come ho già detto, ci troviamo in uno Stato laico, quindi non esiste una religione statale, ognuno è libero di seguire il proprio culto senza temere persecuzioni. La popolazione italiana, costituita da circa 62 milioni di abitanti, è a maggioranza cattolica e dimora all’interno dei nostri confini la Santa Sede, luogo in cui opera il vicario di Cristo in terra. Più della metà dei nostri beni culturali è composta da istituti religiosi e da dipinti e sculture a tema cristiano. La letteratura italiana è pregna di argomenti religiosi e il più grande poeta della storia, Dante Alighieri, seppur con abile sincretismo, scrive la Commedia. Il nostro calendario è quello Gregoriano e contiamo gli anni a partire dalla nascita di Cristo; ad ogni giorno corrisponde un Santo. Molte tradizioni, modi di fare o di dire, furono sì presi dalle culture pagane, ma per poi essere cambiati, o meglio, cristianizzati; ancora oggi, quando ci scappa un’imprecazione, ci rivolgiamo a Lui, anche se non ci crediamo. La Chiesa è presente persino tra i colori della nostra bandiera. Tutto questo solo per far comprendere quanto è radicata nel nostro paese la cultura cristiano-cattolica.

Alla luce di tutto questo, solo dopo aver appurato quale sia la cultura dominante in Italia, possiamo chiederci se è giusto che il crocifisso sia appeso alle pareti dei luoghi pubblici italiani; la risposta mi pare ovvia. Sì.

Al di là della fede, come potrebbe offendere o dar fastidio un simbolo che comunica sacrificio, bontà, uguaglianza e fraternità? Tutte qualità e virtù apprezzabili anche dai non credenti. Eppure, qualche opinionista, considera il crocifisso offensivo per individui appartenenti a culture diverse dalla nostra o per gli stessi atei. Un simbolo religioso non può essere offensivo per una persona minimamente istruita o sensibile; la vera offesa verso queste persone è proprio quella di ritenerle talmente stupide da non comprendere una cosa così semplice. Non dimentichiamoci inoltre, che “l’alterità” rende vario e vivace il nostro pianeta. Perché viaggiare è bello? Perché spostandoci in paesi “diversi” dal nostro, possiamo vedere il mondo con occhi diversi, possiamo apprezzare culture tanto distanti dalla nostra e imparare qualcosa di nuovo.

Il mondo nichilista che stiamo costruendo, invece, è un mondo piatto e vuoto, dove tutto è standardizzato.

Il crocifisso potrebbe offendere un ateo? La risposta è molto semplice. No; una persona può essere offesa da qualcosa che reputa inesistente?

Ma denigrare il cattolicesimo, al giorno d’oggi, sembra andar di moda; per questo sorgono associazioni di dubbia utilità, composte da “atei”, come l’UAAR, armati di poche valide argomentazioni ma di tanti slogan e ridicole magliette, guidati da un dogmatismo ben peggiore di quello delle religioni, costantemente genuflessi ai piedi del loro Non-Dio.

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