Gli studiosi di internet non lasciano in pace nemmeno Dante

Questa mattina ho avuto il “piacere” di guardare un video di Mauro Biglino su Dante Alighieri, in cui il profeta degli alieni “fa finta che”, come suo solito, il poeta abbia davvero intrapreso il suo viaggio attraverso l’oltretomba cristiano. Sono venuto a conoscenza, inoltre, del lavoro del saggista Giuliano de Benedetti, “La via di Dante”, in cui l’autore, dopo un attento studio, afferma che i commentatori e gli studiosi che da secoli perdono diottrie sulle divine pagine dantesche, abbiano falsato i significati nascosti ed esoterici.

Ma sarà vero? I commentatori hanno torto e tutto quello che abbiamo studiato a scuola o all’Università è errato? Scopriamolo.

Prima di tutto mi sono chiesto quale fosse il ruolo del signor De Benedetti all’interno dell’Accademia; potrà sembrare inutile, ma in realtà è un elemento fondamentale per l’analisi. Il signor De Benedetti sarà un filologo? Sarà uno studioso della letteratura italiana? Un esegeta? Un antropologo? No, è un architetto.

Cominciamo con i punti caldi:

Il saggista scrive: “Dante non si sente un peccatore, anzi nel proemio quando parla della diritta via, non si riferisce alla sua vita, ma all’antica Via Appia, una via lunga e dritta che da Roma arrivava a Terracina”.

Il procedimento usato per affermare questa idiozia è simile a quello utilizzato dell’amico Biglino, si prende un elemento e lo si analizza senza confrontarlo con il resto; sarebbe meglio analizzare l’intera terzina anziché il singolo verso:

Nel mezzo del cammin di nostra vita,

mi ritrovai per una selva oscura,

che la diritta via era smarrita.”

Immaginiamo che Dante si riferisca davvero all’antica Via Appia; cosa vuol dire allora con il primo verso? Il poeta parla anche per “noi” eppure percorrere l’Appia antica non è cosa da tutti. Che senso avrebbe altrimenti? Da notare l’alternanza degli aggettivi pronominali nostra/mi che non può esser lasciata in disparte; è evidente che l’autore si riferisca ad un viaggio allegorico che lui sta compiendo ma che riguarda tutti noi.

In un’intervista il saggista afferma che è la via Appia a smarrirsi, non Dante e allega la descrizione del vocabolo smarrirsi, dal vocabolario Treccani: smarrirsi = perdere la propria caratteristica. Andiamo a vedere cosa ci dice il Treccani alla voce smarrire = non riuscire più a trovare qualcosa che prima si aveva o si sapeva dove fosse. Quindi il poeta non riesce più a trovare la diritta via della sua vita; dobbiamo sempre ricordare che le opere sono scritte da esseri umani, ragion per cui per un attento studio, è fondamentale conoscere lo stato emotivo dell’autore nel momento della stesura; Dante, uomo politico, scrive la Commedia in pieno esilio, un periodo buio della sua vita che lo porta a cambiare idea anche della sua salda visione politica su Firenze e l’Italia tutta.

De Benedetti afferma di aver compreso la famosa profezia del veltro; secondo l’autore Dante era a conoscenza della stampa a caratteri mobili, introdotta in Europa solamente nel XV secolo. Con la parola feltro il poeta voleva riferirsi al materiale con cui veniva fatta la carta per la stampa.

Ma come poteva esserne a conoscenza? E qui arriva una storia di cospirazioni, intrighi e tradimenti, degni di una puntata di Xena la principessa guerriera. Purtroppo per il nostro architetto, Dante era un poeta e con il veltro, un lessema con cui si indicava il levriero, oggi caduto in disuso, si augurava una riforma della Chiesa, magari promulgata da Dio, con cui avrebbe spazzato l’avidità e la cupidigia.

Adesso arriviamo all’ultima idiozia, forse la più affascinante:

Dante era a conoscenza della forza di gravità e la descrive nel secondo canto del Paradiso, quando insieme a Beatrice si dirige verso la Luna”.

Per l’autore Beatrice descrive con esattezza la differenza che c’è tra la forza di gravità sulla Terra e quella sulla Luna.

Quel canto è molto particolare; l’autore prende una pausa dalla narrazione e si concentra sull’origine delle “macchie lunari”, i crateri. La funzione del canto è quella di preparare chi non possiede le adeguate conoscenze teologiche al viaggio verso il Paradiso. Potremo aggiungere che è un modo di pentirsi da parte dell’autore, riguardo quello che scrisse nel Convivio, quando cercò di interrogarsi scientificamente sui fenomeni naturali; Beatrice gli dimostra l’inadeguatezza della filosofia per spiegazioni simili, inconcepibili per l’uomo, perché sono una questione divina.

Ho parlato solo di alcune delle idiozie scritte in quel libro ma potrei scrivere un’opera completa.

Il senso di questo articolo è quello di denunciare un movimento nato insieme ad internet, composto da persone totalmente ignoranti in determinate materie, ma che si permettono il lusso di far ricerca autonomamente, screditando i veri studiosi e fuorviando chi li segue.

Lasciare che individui simili svolgano questi lavori di ricerca (se così può esser chiamata) senza dir nulla, permettergli di scrivere libri a riguardo è pericoloso; lo Stato permetterebbe ad un uomo qualunque di operare al cuore delle persone, senza che questo abbia conseguito la laurea specifica? No. Allora perché questo non vale con le materia umanistiche, tanto importanti per l’accrescimento dello spirito e della mente critica?

Un consiglio a chiunque voglia approcciarsi a queste materie; rivolgetevi all’Università, non perdete tempo su internet dietro questi individui.

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