Sensibilità

Mi è venuto in mente di scrivere questo piccolo pensiero, dopo aver letto un articolo sul quotidiano “Il resto del Carlino”; Enrico Ceci, un mercante di cornici antiche, ha avuto l’occasione di incorniciare un dipinto di Leonardo Da Vinci: “La Madonna dei Fusi”. Non voglio parlarvi della vicenda, per quello c’è il buon’articolo di cui vi ho parlato, farò piuttosto una riflessione sulle parole dell’intervistato, che riporto qui sotto:

Avere tra le mani un dipinto di Leonardo Da Vinci. Poterne apprezzare da vicino i colori, intravederne le pennellate e sentirsi come trasportati nel lontano 1500, quasi rivedendo il maestro all’opera mentre dipinge”.

È sempre bello osservare come gli uomini si emozionino per le opere d’arte; a pensarci bene, è proprio questo, l’amore per l’arte, la letteratura, la storia e tanto altro, che ci rende diversi dagli animali, che ci rende uomini veri. Solo noi, appartenenti al genere umano, siamo capaci di innamorarci, di vivere, o addirittura morire per qualcosa di fondamentalmente “inutile”. Un dipinto, in estrema sintesi, non è altro che un disegno a colori che rappresenta un soggetto, eppure il signor Ceci, solamente stando vicino alla Madonna dei Fusi, si emoziona osservando le abili pennellate, la scelta dei colori, la delicatezza delle linee. Questa è pura sensibilità artistica e non bisogna essere esperti professori per possederla.

Tempo fa, ad una conferenza in Università, ascoltai le parole di un uomo; chiese a noi presenti, che cosa significasse a parer nostro, la parola cultura. Ognuno di noi si fece un’idea, compreso me. Dopo poco, l’uomo proseguì; secondo lui la parola cultura significava: sensibilità, un uomo per esser colto deve essere sensibile. Non mi trovai d’accordo, avevo tutta un’altra idea, eppure adesso, sempre mantenendo i miei presupposti, penso che avesse ragione.

Pensateci; preoccuparsi per le condizioni di Pompei, disperarsi per l’incendio di Notre Dame o per i danni provocati agli scavi archeologici di Faragola, gioire osservando le pennellate di Leonardo, è questione di sensibilità.

Questo è ciò che manca alle istituzioni italiane, che spesso lasciano marcire molti beni culturali; un esempio lo si trova proprio a Foggia, in Puglia, dove è locata un’antica residenza medioevale, appartenuta a Federico II, ma lasciata a morire, senza che nessuno faccia qualcosa, preda di intemperie e vandali.

La “sensibilità culturale” è una virtù innata ma, secondo me, in parte; infatti può essere insegnata a scuola. I professori possono sensibilizzare gli studenti alla preservazione dei loro beni, sin dalle elementari. Ma non mi pare che nelle scuole italiane si agisca in tal modo. Il ruolo di insegnante è visto come una mera occupazione quando non si trova nient’altro da fare e l’insegnamento come un semplice passaggio di informazioni da imparare a memoria, per raggiungere un obbiettivo, quello di diplomarsi.

Socrate, celebre filosofo greco, affermava di fare lo stesso lavoro della madre; lei era un’ostetrica. Infatti come lei aiutava le donne a partorire, a tirare fuori un pargolo, Socrate cacciava fuori dalle teste dei suoi allievi, la ragione, la sapienza.

Questo mi aspetto che facciano i professori, questo mi auguro che accada.

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