L’arte del riciclaggio

L’argomento di cui tratterò quest’oggi è datato, ma non importa ai fini del messaggio che voglio trasmettere.

Londra, ad un’asta di Sotheby’s la Ragazza con il palloncino dell’artista Bansky viene venduta per oltre un milione di sterline; al momento del colpo del battitore d’asta, la tela si autodistrugge passando attraverso un trita carte nascosto alla base della cornice. Un gesto inaspettato, un gesto provocatorio, un gesto “artistico”.

Ma questa può esser considerata arte?

L’arte è fatta di sentimenti, messaggi, tecnica e bellezza; più o meno dagli inizi del ‘900 la tecnica è andata via via assottigliandosi, la bellezza è totalmente sparita. Questo è un male, perché l’arte è prima di tutto “ricercatezza del bello”. Il bello, infatti, ha mosso i primi artisti a scolpire nella pietra Afrodite o Ade, a dipingere la Cappella Sistina, a creare la fontana di Trevi. Gli artisti di un tempo, volevano creare dal nulla opere immortali, un qualcosa che sarebbe sopravvissuto a loro stessi, nei secoli dei secoli. Infatti ancora oggi guardiamo l’Ultima cena e ci ricordiamo del genio di Leonardo, osserviamo il Ratto di Proserpina e ci ricordiamo di Bernini e così via.

Ma l’opera di Bansky, un disegnino vuoto e inconsistente, privo di una qualsivoglia tecnica, che potrei replicare persino io, può esser considerata “ricercatezza del bello”? Assolutamente no.

La prova risiede proprio nell’accaduto di cui vi ho parlato all’inizio; l’artista stesso distrugge la propria opera, perché consapevole del valore nullo che essa possiede. Le strisce ricavate dalla triturazione, potranno essere utilizzate per qualcos’altro.

Potreste immaginarvi Michelangelo, che dopo aver dipinto la Cappella Sistina, prende a martellate tutto?

Ma l’arte riflette la società in cui vive, è vero. In un’epoca contraddistinta dal valore dell’usa e getta e del riciclaggio, che opere potremmo aspettarci se non queste?

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