I ricchi, gli eroi del nostro tempo

Non è raro ascoltare, nelle trasmissioni televisive, dei signori o delle signore affermare cose simili: “dovremmo salvaguardare i ricchi e ringraziarli, in quanto fonte di ricchezza per un paese; grazie a loro l’economia gira”.

Non vi è mai capitato? Cercate un qualunque dibattito televisivo sulla rete, in cui si tratti l’argomento “ricchezza”.

Mi sono chiesto, sarà vero? Se così fosse perché l’Italia va a rotoli? Eppure i ricchi non mancano. È importante riflettere su questi temi affinché le belle parole di qualche omuncolo televisivo non ci conquistino.

A parer mio, questo è un quarto della verità. I ricchi fanno girare l’economia, è vero, ma la loro. Analizziamo meglio il fenomeno.

Possiamo affermare che l’economia di uno Stato, in estrema sintesi, si sorregge grazie a:

  • Aziende pubbliche;
  • La piccola imprenditoria che produce i beni di prima necessità (cibo e vestiti);
  • I cittadini che pagano le tasse (o che dovrebbero).

Dalla vita di questi dipende la vita dello Stato.

Il ricco sostiene la piccola imprenditoria? Nella maggior parte dei casi, no. Chi possiede molto denaro, non si limita ad acquistare dal piccolo imprenditore, ma ricercherà qualcosa di più, qualcosa a cui noi comuni mortali non potremmo accedere. Si recherà quindi, in ristoranti lussuosi e ricercati, acquisterà vestiti di marca in grandi negozi (che spesso pagano le tasse all’estero) inaccessibili al piccolo popolo; l’economia gira è sicuro, ma tra di loro.

I ricchi, molto probabilmente, evadono il fisco; è inutile girarci intorno (date un’occhiata alla lista dello scandalo di Panama papers, mi pare che non ci siano nomi di macellai o muratori). Spesso, si dispone di molto denaro proprio perché si evade, e si ripone la santa fortuna nei paradisi fiscali. L’uomo è avido per natura, e arrivati ad un certo livello si ha paura di tornare “normale”; si fa di tutto per conservare il proprio patrimonio.

A quanto pare, i nostri eroi non servono nemmeno al secondo punto, anzi, in questo caso creano un danno allo Stato.

Possiamo allora affermare che il ricco debba esser ringraziato e addirittura salvaguardato?

Questa è una narrazione che molti politici e opinionisti televisivi sostengono solo per proteggere il proprio portafogli e per abituarci al nuovo governo delle multinazionali.

Ma veniamo all’ultimo punto, quello che per me, è il più dolente. I ricchi favoriscono le aziende pubbliche? No, un esempio concreto è lo scempio che fece il ricco Marchionne, che avrebbe dovuto salvare la Fiat, ma non lo ha fatto. La Fiat morì in favore della FCA; l’azienda passò dalla borsa di Milano a quella di New York; la sede legale si trasferì da Torino ad Amsterdam. In Italia abbiamo solo la filiale di quella che fu l’azienda pubblica italiana che mise in moto l’economia del paese nel Novecento.

Questo fanno i ricchi; il loro unico obbiettivo è il loro portafogli e la sopravvivenza della loro azienda; non importa lo Stato, la comunità o altro. Possiamo lasciare le redini di un paese in mano a questa gente?

A parer mio, non ha senso muovere guerra contro questi individui. Basta solamente ignorarli e andare avanti da soli; non sono mai serviti alle battaglie popolari e allo Stato e mai serviranno. Lasciamoli crogiolare nel loro mondo fatato, umili servitori del dio denaro.

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