La morte, il flash della fotocamera illumina i cadaveri

Molte volte mi piace fantasticare sull’idea che abbiamo qualcosa in comune con i nostri antenati greci e latini; alcune delle usanze e dei costumi sono giunti sino a noi, seppur mutuati dai cattolici, e non posso che esserne contento. Alcuni giorni, però, mi rendo conto di trovarmi in una civiltà totalmente diversa da quelle, e come alcuni costumi sono stati salvati, altri sono andati perduti nei secoli, come il rispetto per la morte.

Ho deciso di fare questa riflessione dopo aver letto una notizia e aver visto un video allegato. Riporto in poche parole l’accaduto: in Germania alcuni passanti fotografano la salma di un uomo , deceduto a causa di un incidente; un agente di polizia s’infuria, multa gli sconsiderati e ammonisce il gesto infame.

Ho provato un certo disgusto alla visione del filmato; immaginare uomini che ansimano per ottenere la foto di una salma, di un defunto, è qualcosa di aberrante.

Quella notizia mi ha fatto pensare ad altri avvenimenti simili, ma più grandi; mi riferisco alla stampa, al giornalismo becero che domina la nostra epoca.

Le testate giornalistiche sono in crisi, le copie non si vendono facilmente e bisogna tirare avanti, in qualunque modo; cosa c’è di meglio se non calpestare la dignità umana per vendere?

Mi riferisco alle foto dei cadaveri dei migranti che circolano in rete. Due foto in particolare (che ovviamente non caricherò, ma sicuramente capirete a quali mi riferisco): quella molto recente, che ritrae un padre e il figlio in acqua e quella, più vecchia, del bimbo sdraiato sulla spiaggia. Due foto malinconiche, struggenti, che purtroppo mi sono passate davanti agli occhi. Nella seconda, quella del bimbo, sembra che il soggetto sia stato messo in posa e non mi meraviglierei se fosse stato fatto davvero.

A cosa servono? a parte scioccare il mondo e fare visualizzazioni, a niente.

Quei corpi, uomini come noi, spiattellati su di un giornale o su di una pagina facebook senza riguardo alcuno; tanto, nessuno potrà reclamare, nessuno potrà lamentarsi.

Forse con la morte si perdono i diritti umani? Forse si smette di essere uomini?

C’è un limite al guadagno; la morte è importante tanto quanto la vita, e va rispettata sia dai giornalisti che dai passanti.

Per quanto riguarda noi, purtroppo, il fatto di avere ogni giorno, nelle nostre tasche, una fotocamera, ci ha abituati allo scatto-congenito e ci ha desensibilizzati al rispetto della privacy altrui. Ovunque, nei bar, nei ristoranti, nei centri commerciali, possiamo vedere uomini, donne, ragazzi e ragazze scattare foto senza sosta, non curanti degli altri; quante volte mi sono rivisto nello sfondo di foto in cui non sarei dovuto esserci e quante volte è capitato a voi?

Non siamo perfetti, questo è certo. La curiosità, il voler vedere cosa è accaduto, è un sentimento forte e a volte irresistibile; ma se vi capiterà di assistere ad una scena simile a quella del filmato di cui vi ho parlato e vi verrà il desiderio di prendere il telefono e scattare, pensate a quello che fu quella salma, a chi fu; aveva dei pensieri, provava dei sentimenti, aveva un’anima e aveva una voce. Forse non gli farebbe piacere finire nella galleria del vostro telefono e se potesse si lamenterebbe.

È bene ricordare Achille, che uccise Ettore e gli promise che il suo corpo sarebbe andato in pasto ai cani. Ma persino il grande eroe acheo, colmo d’ira, cedette alle lacrime del re Priamo; rispettò il volere del padre e la morte. Consegnò quindi la salma di Ettore al padre, affinché potesse dargli una degna sepoltura.

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