Missione spaziale Apollo 11: e io pago!

Ha senso lamentarsi riguardo i costi sostenuti per la missione spaziale Apollo 11? direi proprio di no.

Non è la prima volta che sento o leggo commenti adirati riguardanti il costo della missione spaziale Apollo 11, l’impresa degli statunitensi Armstrong, Aldrin e Collins (spesso non citato perché rimase sul velivolo, in orbita attorno al satellite e non toccò mai il suolo lunare).

La Nasa dichiara che le spese si aggirarono attorno ai venti miliardi di dollari; se la missione Apollo 11 fosse stata organizzata oggi, a distanza di 50 anni, il costo dell’operazione avrebbe superato i 200 miliardi di dollari. Ad un uomo comune, come me e tanti altri, queste cifre potrebbero sembrare esorbitanti; e in effetti lo sono. Ma ne è valsa la pena?

Questa mattina ho letto un bell’articolo di Wired.it in cui si faceva notare che se eliminassimo la corruzione dall’Italia e smettessimo di evadere il fisco, solo per un anno, recupereremmo 230 miliardi di euro; incredibile vero? Non riesco a crederci nemmeno io.

E ancora, un altro esempio; solo la TAV costa all’Italia 20 miliardi di euro.

E quante altre opere abbiamo pagato e pagheremo?

Alla luce di questi dati, ha senso lamentarsi del costo di una delle imprese più importanti del nostro tempo?

La missione spaziale Apollo 11 fu qualcosa di più del denaro, qualcosa di fondamentale non solo per l’equipaggio, non solo per gli statunitensi, ma per la specie umana. Non parlo solo per i miglioramenti tecnologici (dalla Luna furono riportati materiali da poter studiare, fu posto un riflettore con cui oggi gli scienziati possono sparare un laser per misurare l’effettiva distanza tra la Terra e il suo satellite e tanto altro).

Parlo dell’avanzamento “umano”. Da sempre l’uomo ha viaggiato per la terra, ha occupato montagne, valli e persino il mare; e nel mentre guardava il cielo notturno, colmo di stelle e meraviglie. Desiderava raggiungerle, di sedersi tra gli dei. Nel 1969 l’uomo ha fatto un balzo, ha lasciato la Terra ed è arrivato sulla Luna. È grandioso quello che è accaduto; lamentarsi per il denaro è segno di pochezza mentale.

Vi lascio con un aneddoto preso dal fantastico libro dell’atropologo Maurizio Bettini, “A che servono i Greci e i Romani?”: Nei primi anni Sessanta del Novecento uno scienziato americano si presentò di fronte a un’importante commissione federale per discutere la richiesta di finanziamento che aveva presentato al Governo. La commissione era presieduta da John Pastore, severo e temuto senatore repubblicano del Rhode Island. Lo scienziato cominciò a esporre il proprio progetto, che riguardava una ricerca di fisica teorica, ma nel bel mezzo della spiegazione Pastore lo interruppe con questa domanda: “Professore, il suo progetto serve a difendere la nostra patria?” Lo scienziato rimase interdetto per qualche secondo, poi disse: “No. Ma serve a rendere la nostra patria più degna di essere difesa”.

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