Beni culturali: gli italiani non se li meritano

Via Appia

Noi italiani potremmo esser definiti cannibali; infatti ogni giorno mangiamo con ingordigia le risorse prime del paese, i beni culturali. Quanti beni vengono lasciati a marcire sotto le intemperie, prede di vandali e sconsiderati?

Prendo spunto dall’ottimo testo di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, “Vandali: assalto alle bellezze d’Italia” pubblicato per Rizzoli. Il testo riporta una serie di bellezze antiche che vengono disprezzate dalla comunità, abbandonate a loro stesse e persino rovinate. È straziante leggere quel testo, per chi come me, è un amante dell’archeologia e dell’arte antica, ma è importante farlo per rendersi conto dello stato delle cose.

Nel primo capitolo del libro viene presa in esame la meravigliosa Via Appia, voluta da Appio Claudio Cieco nel IV sec. a.C. La strada, inizialmente, collegava Roma a Terracina; in seguito fu allungata fino ad arrivare a Brindisi, il porto da cui solitamente si partiva per l’Oriente. Proprio per questo divenne una via fondamentale, la Regina viarum. Anche in tempi più moderni, nonostante siano state costruite strade più efficienti, la via viene percorsa da amanti dell’antichità e intellettuali.

La strada è costituita da san pietrini ed è vietato il passaggio delle automobili; solo le ambulanze in caso di estrema urgenza possono farlo. C’è una legge, ma pensate che le persone la rispettino? Ovviamente no. Infatti il testo denuncia che la strada viene abitualmente utilizzata da politici, in auto blu, che viaggiano anche a 100 km/h. Potete immaginare quanto sia dannoso per una strada del IV sec. a.C. il passaggio di un veicolo a quella velocità. Ma perché lasciarci scappare una strada priva di soste e semafori? In fondo rischiamo solo di rovinare una delle strade più belle al mondo. Roba da niente.

Purtroppo questo non è un caso isolato; in tutta Italia è in corso la distruzione dei beni antichi. Pensate alla reggia di Caserta, alla sua enormità e bellezza. Ricordate le fontane e i meravigliosi giochi d’acqua? Persi. Perché? Gli abusivi che abitano lì vicino, rubano l’acqua dalla reggia. Incredibile vero? Ma siamo nel bel paese, cosa vi aspettate.

Nella mia città, Foggia, una residenza di caccia appartenuta a Federico II, è stata lasciata a morire, preda di vandali e intemperie; un palazzo signorile del ‘700, cade a pezzi, ma invece di restaurarlo si è pensato di murarlo e lasciarlo lì ad aspettare che cada. In fondo sono solo cocci. Persino Pompei, un unicum in tutto il mondo, viene maltrattata.

Tutto questo avviene perché l’Italia detiene il 40% dei beni culturali di tutto il mondo? Forse ne abbiamo così tanti che la gente ci ha fatto l’abitudine?

Possibile che la classe dirigente non abbia a cuore il loro destino nefasto?

Spesso parlo di questo con i miei coetanei, che affermano di non interessarsi; come può non essere interessante il proprio passato, la testimonianza di quello che si è stati e che ci ha portati qui?

Ogni volta che rifletto su questo tipo di problematiche, arrivo sempre alla stessa conclusione: il problema è la scuola. I sentimenti non nascono insieme a noi, ma si imparano; soprattutto se parliamo di sentimenti verso i beni archeologici. Va insegnato ai ragazzi l’importanza di una struttura del IV sec. a.C. o di un dipinto di Caravaggio. La nostra scuola è solo un passaggio di informazioni più o meno utili, da imparare a memoria, atte al raggiungimento di un obbiettivo; il diploma. Una volta raggiunto, puoi entrare nel “mondo del lavoro” e dimenticare tutto. Una scuola così è inutile. Il professore deve insegnare ad amare i beni culturali e la storia. Deve insegnare perché determinati passaggi storici sono stati importanti per l’umanità e ci hanno portato dove siamo ora. A me è stato insegnato (non dai miei professori incapaci) e ne sono felice.

Non pensate anche voi, che sia meraviglioso mettere i piedi, a Roma, sulla strade dove ha camminato Cicerone? Oppure leggere un libro, l’Eneide, che ha letto anche Ottaviano Augusto? Oppure vagare per le terre pugliesi dove cacciava Federico II?

Vi consiglio l’amara, ma importante lettura di “Vandali: assalto alle bellezze d’Italia”.

Una risposta a "Beni culturali: gli italiani non se li meritano"

  1. L’ha ripubblicato su Pittura1arte2disegno3 Community Artistica Culturalee ha commentato:
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