Il rifiuto del professionista nel XXI secolo

Solitamente, quando si ha un problema che non si riesce a risolvere, ci si rivolge ad un professionista capace; costui (di regola) ha sviscerato la propria materia, fino a raggiungere gli anfratti più angusti. Per questo ci si rivolge ad un dottore per un consiglio sulla salute, se si è interessati alla traduzione della Bibbia si contatta un ebraista, quando si ha bisogno di riparare le tubature della cucina ci si rivolge ad un idraulico, se si vuole commissionare un’opera d’arte, ci si rivolge ad un artista e così via.

Così è sempre stato, dall’alba dei tempi, almeno per la maggior parte della popolazione. Fino ad oggi. Infatti, vedo spesso individui, con problemi di salute, convinti di potersi curare da soli o con l’aiuto dell’acqua miracolosa ricevuta dal “mago” di turno. Quanti uomini si improvvisano idraulici, perché una volta da ragazzini hanno avvitato un bullone? Mauro Biglino, esperto di alieni, astronavi e idiozie, “traduce” la Bibbia dall’ebraico all’italiano e vende libri, senza gli studi necessari per farlo. Nello stesso modo, perfetti incapaci, s’improvvisano artisti, magari defecando in una lattina.

Al giorno d’oggi quando si sente parlare del “professionista” ci si spaventa; una figura malvagia, pericolosa, altezzosa, che non conosce la vita vera.

Ma perché accade questo?

Di sicuro gli eventi politici degli ultimi anni, hanno contribuito alla costruzione dell’incubo; politicanti incapaci spacciati per professionisti della politica, hanno martoriato il paese. Ma farei un’altra riflessione. La nostra società, che dalla rivoluzione francese, è ossessionata dalla libertà e dall’uguaglianza, ha livellato culturalmente il mondo intero; non esiste più il concetto di “migliore”. Tutti siamo uguali, tutti abbiamo le stesse possibilità, tutti possono fare tutto, basta crederlo. Allora vediamo gente che non conosce la grammatica italiana, che scrive sulle testate nazionali o che tiene conferenze, illustratori che non sanno tenere una matita in mano, youtuber che scrivono libri. Mi dispiace rompere l’empirico sogno dell’uguaglianza totale, ma non funziona così. Ognuno deve fare quello per cui è portato, per cui la natura lo ha destinato. Crescere significa anche conoscersi e capire qual è il nostro ruolo nel mondo.

Credere che tutti abbiano la possibilità di dipingere una tela è errato; credere che tutti siano in grado di programmare un computer o tenere una conferenza come si deve lo è altrettanto.

Questo pensiero è nocivo e non permette alla cultura di migliorarsi; non è un caso che dal punto di vista culturale ci siamo arrestati, non è un caso che non nascano più nuovi Dante Alighieri o Niccolò Machiavelli.

Il talento esiste ed è insito dentro di noi, ma diverso da persona a persona. Scopriamolo, sviluppiamolo e facciamolo sbocciare.

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