Perché Dante è il padre della lingua italiana?

Perché il sommo poeta viene definito il padre della lingua italiana? Scopriamolo insieme.

Solitamente, quando ci accingiamo allo studio del sommo poeta, o quando leggiamo articoli sul tema, sentiamo sempre chiamarlo “padre della lingua italiana”. Poche volte, però, ci viene spiegato il motivo per cui Dante meritò questo titolo.

Prima ancora che la filosofia settecentesca e ottocentesca si interessasse all’origine del linguaggio, Dante scrisse il De vulgari eloquentia in pieno Medioevo. Nel I libro dell’opera ricostruisce una storia del linguaggio universale, partendo da Adamo ed Eva; tre ceppi originari si spostarono e si stanziarono in diverse aree geografiche: i ceppi della lingua d’oc, della lingua d’oil e della lingua del sì. Queste erano le lingue naturali, quelle che si imparano istintivamente, alla nascita. Dopo il caos, per potersi comprendere, gli uomini crearono una lingua artificiale, quella latina. Al di là dell’effettiva storicità della ricostruzione (Dante aveva una visione religiosa del mondo, come qualunque uomo del Medioevo), possiamo capire quanto fosse stretto il rapporto tra il poeta e la lingua volgare. La riteneva la lingua dell’istinto, dei sentimenti, dell’Io, al contrario del latino, macchinoso e innaturale. Una posizione che troverà d’accordo, in parte, Francesco Petrarca, nonostante quest’ultimo avesse intenzione di rendere il latino la lingua degli intellettuali d’Europa. Il De vulgari eloquentia fu scritto in latino, ma non fu una contraddizione; l’opera di difesa del volgare doveva arrivare agli intellettuali.

I meriti non finiscono qui. Il maestro fu autore di un’altra opera, il Convivio, un’enciclopedia, purtroppo incompiuta, del sapere medioevale, divisa in trattati. L’opera è scritta in volgare, l’autore difende questa scelta e ne spiega il motivo: arrivare a tutti. Una vera e propria opera di divulgazione scientifica. È la prima volta che il volgare viene utilizzato per la prosa dottrinale.

A molti potrà sembrare una cosa da nulla, infondo scrisse solo delle opere in un’altra lingua, ma il poeta visse in un’epoca in cui il latino e il greco venivano considerate dai più, le uniche lingue utilizzabili dagli intellettuali. Si veniva screditati per questo.

Dante aveva compreso le potenzialità nascoste della lingua nascente e cominciò a selezionare le varietà regionali del tempo, trovando nei versi dei migliori poeti, i migliori esempi di volgare illustre; si propose come padre e iniziatore della lingua degli italiani, si prese la responsabilità di elevarla al livello del latino e del greco, di donarle pari diritti espressivi. Si mise in gioco senza indugi; non è un caso che la sua opera magna, la Commedia, sia piena zeppa di termini che arricchirono la parlata (Dante dovette inventare dei neologismi per fronteggiare la maestosità di un’opera simile, il volgare, all’epoca, aveva un vocabolario scarno, soprattutto per la poesia), termini che utilizziamo ancora oggi.

Alla luce di questi fatti, del duro lavoro del sommo poeta, inorridisco alla fine che la nostra preziosa lingua sta facendo; i politici, i giornalisti e le figure sociali di spicco, stuprano l’italiano adottando parole anglofone alla bene e meglio. Quasi non ci si stupisce più se sbagliamo i congiuntivi, ma diventa grave e oggetto di derisione l’erronea pronuncia di una parola inglese.

È vero, le lingue si evolvono, si trasformano. Anche il latino con il tempo, venne abbandonato in favore di quella che sarebbe diventata la lingua patria. La differenza, però, sta nei modi in cui questo avviene.

L’italiano si affermò e si emancipò dal latino grazie ad un sentimento nazionale, che via via divenne sempre più forte; aggiungiamo la nascita di una letteratura nazionale che fece da collante e creò una “tradizione”. Oggi, nell’epoca del capitalismo e dei mercati, la lingua italiana non si evolve, ma viene dilaniata per seguire delle stupide mode stilistiche e di mercato. Preferiamo la velocità d’espressione, alla complessità della riflessione; non è un caso che la lingua transglottica del mondo Occidentale sia l’inglese moderno. Una lingua veloce e semplice, come il nostro cervello.

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