Leon Battista Alberti: l’architettura ieri e oggi

Cosa è cambiato da ieri a oggi nell’architettura?

Leon Battista Alberti, uno degli architetti più famosi al mondo e una delle personalità più importanti nel Rinascimento, nacque a Genova nel 1404, ricevette una formazione umanista e si interessò ai problemi civili, politici, economici e linguistici, ma soprattutto architettonici, della sua epoca.

Potremmo definire Alberti un “tecnico-naturalista”; unì con estrema sapienza la tecnica all’arte, ed espresse dei criteri riguardo l’essenza dell’architetto umanista che, a parer mio, vengono spesso obliati dall’architettura odierna, capace di realizzare brutture inenarrabili ed eco-mostri.

Qui di seguito elenco i criteri del perfetto architetto secondo Alberti:

  • Alla base, vi è l’imitazione della natura;
  • L’uomo deve allora, raggiungere la bellezza;
  • Per imitare la bellezza della natura, bisogna conoscere i fondamenti scientifici delle arti;
  • L’artista deve essere umanista e conoscere le lettere, deve entrare a contatto con i cenacoli e non nelle botteghe degli artigiani.

Analizziamo i punti.

Alberti afferma che alla base della costruzione vi è l’imitazione della natura; quindi il vero architetto non ha il diritto di sovrastarla e oscurarla, in balia di emozioni narcisiste, ma ha il dovere di creare un qualcosa che entri a far parte di essa, che si mescoli nel Creato. La costruzione deve essere in perfetta simmetria con l’ambiente circostante.

L’uomo deve raggiungere la bellezza; questo è un obbiettivo nobile e sacrosanto, che spesso viene dimenticato. Date un’occhiata alla Chiesa di San Paolo progettata per la città di Foligno dall’architetto Massimiliano Fuksas, un orrendo scatolone di cemento.

Ma, per raggiungere la bellezza, dobbiamo conoscere i fondamenti scientifici delle arti; questo equivale alla conoscenza della tecnica, della matematica e della geometria. Oggigiorno è in voga il pensiero che l’arte sia solo istintualità e sentimento, quando alla base, invece, vi è la scienza, la logica pura. L’architetto odierno possiede le conoscenze tecniche, ma, spesso, manca di conoscenze artistiche e letterarie. Da queste ultime parole mi collego al punto che per me è il più interessante; l’architetto deve essere un letterato. Badate bene, che al tempo, esser letterato voleva dire, oltre che essere un intellettuale e uno studioso, conoscere il greco e il latino alla perfezione. Leon Battista Alberti, infatti, conosceva a menadito le due lingue e scrisse opere come il “De iciarchia”, un dialogo sul governante ideale, la “Grammatica della lingua toscana”, le “Sentenze pitagoriche” e tanto altro. Notate come fu capace di spaziare da argomenti diversi e complessi.

Nel 2019 c’è chi considera il Liceo Classico inutile e meritevole di essere abbattuto, figuriamoci se un “tecnico” come l’architetto abbia bisogno di studiare due lingue morte e la letteratura. Uno dei tanti errori della nostra epoca è l’aver scisso due facce della stessa medaglia; la scienza e le materie umanistiche.

Alberti chiama l’architetto “artista” e afferma che debba frequentare i cenacoli, perché il suo compito non è quello di disegnare scatoloni utili ad esser riempiti di persone, ma di creare opere immortali, che destino meraviglia e stupore.

Un tempo Alberti, come tanti altri architetti, ricercava la bellezza; oggi si cerca l’utile al minor prezzo.

Andate a vedere le immagini del “Tempio Malatesiano” di Rimini e poi pensate a quale preferite tra quello e lo scatolone di Fuksas.

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