La linguistica contro il razzismo del futuro

La nostra epoca è caratterizzata dall’immigrazione; che ci piaccia o meno, questo è un fenomeno inarrestabile e “naturale”. Proprio per questo, ci troviamo a contatto, in frequenza sempre maggiore, con individui diversi da noi, fisicamente, culturalmente e mentalmente.

Il fenomeno del razzismo, nella nostra epoca, non è così semplice da analizzare; non ci troviamo dinnanzi ad una semplice xenofobia, il discorso verte su fattori economici e sociali ben articolati.

Le figure politiche di spicco hanno saputo convogliare un’insofferenza sociale evidente e direzionarla in un nemico comune; lo straniero. A questo punto lo Stato dovrebbe preoccuparsi, oltre che della situazione odierna, dell’atmosfera in cui cresceranno le nuove generazioni, preoccuparsi di come contrastare questa pessima aria. Cosa potrebbe fare per evitare questo?

La soluzione è, ovviamente, partire dalla cultura, dalla scuola pubblica. I programmi scolastici dovrebbero esser perfezionati, ma non voglio parlare di questo; voglio spendere due parole sulla “linguistica”. A parer mio questa materia dovrebbe essere inserita nei programmi ed essere insegnata ai ragazzi, fin dalle medie. Perché?

Innanzitutto è una materia affascinante; entra nel profondo, nell’essenza del linguaggio, alle sue origini e, affiancata alla grammatica tradizionale, renderebbe le competenze linguistiche complete in tutto e per tutto.

Ma cosa c’entra questa materia con il razzismo?

L’oggetto di studio della linguistica non è “una lingua”, né “la lingua nazionale”, ma il “linguaggio”, o al massimo “le lingue”; il fine della materia è lo studio della formazione del linguaggio, di come esso si organizza e si struttura.

Ma non mi fermo qui.

Il filosofo Herder, affermò che il pensiero e il linguaggio ebbero un’origine comune, si evolsero e continuano ad evolversi all’unisono; in tal caso è impossibile pensare che l’uno possa vivere senza l’altro. La lingua si struttura e si organizza attorno ad un pensiero, che è quello di una comunità di parlanti. Farò un esempio: pensiamo che chiamare “scatola” un involucro di cartone sia naturale, ma non è affatto così; in inglese quello stesso involucro è chiamato “box”, in francese diventa “boite” e in spagnolo “caja”. Ma questi sono solo quattro modi per denominare la stessa cosa, ne restano ancora circa settemila, in tutto il mondo.

Le parole sono simboli, quindi il rapporto che intercorre con l’entità che indicano, è di tipo convenzionale. Altri popoli, come noi, hanno indicato la stessa cosa in modo diverso, ma potremmo dire che è sbagliato? Penso che nessuno sia così stupido da affermare una cosa simile.

Studiando linguistica ci si rende conto di come la visione del mondo cambi da popolo a popolo, e soprattutto, di come tutte siano giuste; non esiste “la parola perfetta”, che sovrasta quelle delle altre lingue, ma tutte sono giuste e utili per indicare la stessa entità.

Questa è l’alterità dei popoli, che va insegnata e accettata. La nostra visione del mondo non è l’unica e non è quella giusta.

Maurizio Bettini, un antropologo che stimo e apprezzo, afferma (lo esprimo a parole mie) che il popolo latino fu aperto alle religioni e alle etnie diverse grazie alla loro religione politeista; avere più di un dio non esclude il fatto che non ci possano esserne di altri. Bettini continua, dicendo che la religione cristiana, introducendo un unico dio, ha creato, inesorabilmente, una forma di “xenofobia” innata. La verità è la nostra, punto. Penso che Bettini abbia ragione, e che dovremmo correggere il tiro puntando sulla scuola pubblica, con materie come la linguistica.

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5 risposte a "La linguistica contro il razzismo del futuro"

    1. Ho concluso da poco lo studio della linguistica per un esame che sosterrò a breve; mi sono letteralmente innammorato di questa materia. E credo davvero che debba essere inserita nella scuola pubblica.

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      1. Ho dovuto studiare su tre manuali; Linguistica generale di Basile, Casadei, Lorenzetti, Schirru, Thornton;
        Linguistica storica di Magni e infine Linguistica moderna di Robbins. Dopo l’esame, quando avrò più tempo, mi piacere approfondire le figure di Saussure, Chomsky, Humboldt e Herder. Magari compro delle monografie.

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