Possiamo parlare tutti di materie umanistiche?

I miei genitori, la mia esperienza e i libri che ho letto mi hanno insegnato che è sempre una cosa buona e giusta, prima di aprire bocca, studiare; un insegnamento che porto con me anche nella vita quotidiana. Se mi trovassi davanti ad uno scienziato non mi permetterei di contraddire le sue esposizioni in materia perché non possiedo le adeguate competenze nel settore scientifico; mi limiterei ad ascoltare e magari anche ad imparare. Lo stesso avviene quando mi capita di recarmi dal medico di famiglia; quando, e se, mi viene prescritta una terapia, non avanzo proposte, ringrazio e torno a casa. La maggior parte delle persone ragiona in questo modo (non pensiamo adesso agli anti-vaccinisti e simili, fortunatamente rappresentano ancora una piccola percentuale rispetto agli altri).

Insomma, questo è l’approccio medio alle materie scientifiche; se l’esperto parla, l’altro ascolta.

Fin qui tutto bene.

Ma arrivo al punto; tutto questo avviene con le materie umanistiche? Pensateci bene prima di rispondere.

No, non avviene affatto.

Nella maggior parte dei casi, quando si tratta di disquisire di materie a stampo umanistico tutti sono invitati ad intervenire; e ancor peggio, tutti si sentono in grado di intervenire.

Sicuramente il fatto che delle materie come la Storia e la Letteratura vengano insegnate (giustamente) fin dalla tenera età aiuta a creare negli individui un sentimento di “capacità” che li spinge alla consapevolezza di poter affrontare discorsi a riguardo. E aggiungo, il fatto che queste siano per la maggior parte “discorsive” consolidano nell’animo semplice il fatto che queste siano accessibili a tutti (in fondo non si devono fare calcoli impossibili e dimostrazioni infinite, quindi cosa ci vuole?).

Qual è il risultato? Orde, eserciti di perfetti ignoranti pronti alla tenzone con il migliore dei professori; o più semplicemente, convinti di poter sostenere una prolifica discussione a riguardo.

Purtroppo non è così e scrivo questo articolo un po’ per sfogo, un po’ per chiarire questa situazione e far capire agli scettici quanto sia difficile affrontare studi simili (come avviene per tutte le altre materie).

Quando si arriva ad un livello di studio Accademico la questione diventa più complicata; la Storia e la Letteratura si arricchiscono di un corredo di materie affini notevole. Si affiancano gli studi filologici, linguistici, antropologici, critici, filosofici, didattici e tanto altro; ed ecco che una cosa semplice come la Storia si complica, perché non si studia più sui manuali, ma si va direttamente alle fonti. Esatto amici miei, le fonti; per chi si affaccia allo studio dei latini e dei greci, ad esempio, vuol dire conoscere le loro lingue alla perfezione, esser capaci di riconoscere eventuali corruzioni o arcaicismi (qui entrano in gioco la filologia e la linguistica), essere in grado di riconoscere il contesto in cui quelle fonti trovano senso ed avanzare idee, ipotesi, proposte di studio, progetti. Conoscere la Storia a questi livelli significa indagare e sprofondare in periodi storici totalmente diversi dal nostro, cambiare mentalità, vestire i panni di uomini lontanissimi da noi; scegliere inoltre un periodo storico preciso e concentrarsi solo su quello.

Così avviene per tutto il resto; lo studioso conserva dentro di sé un insieme organico e “coerente” di tutto questo sapere ed è capace di contestualizzare gli avvenimenti o certi comportamenti senza esprimere inutili giudizi.

Esempio pratico; presso i romani non era raro scambiarsi le mogli tra amici, per figliare. Pensate all’iconica vicenda degli sposi Marzia e Catone: i due avevano avuto due figlie. Marzia era pronta per partorire il terzo figlio quando Ortensio, uomo conosciuto e stimato in tutta Roma, chiede a Catone che la moglie gli faccia un figlio. I due coniugi accettano; Marzia sposa Ortensio e gli dona anche un figlio. Tempo dopo il nuovo marito muore e la donna torna in sposa a Catone. Fine. Questa è un amore perfetto secondo i romani.

Adesso immaginate un/a signore/a, che legge questa storia ma non ha affrontato gli studi adeguati che gli avrebbero permesso di calarsi nella mentalità dell’epoca. Potrà solo esprimere pensieri come questi: “i romani facevano schifo, la donna era maltrattata, erano stupidi” e tante altre stupidate da buonisti e femministe. Fidatevi, in giro e soprattutto in rete se ne sentono tante di idiozie simili. Il risultato è, per chi studia, quello di trovarsi impigliati in discussioni senza uscita, cercando di spiegare perché un determinato gesto fosse giusto in una determinata epoca e perché non possa esserlo per noi. Le risposte saranno sempre del tipo: “sei un maschilista, sei un pazzo” fino ad arrivare alla fatidica frase “questa è la mia opinione, non puoi dirmi nulla”.

Le materie umanistiche vengono affrontate dai più come se fossero bazzecole, quasi un passatempo divertente accessibile a chiunque; una mentalità ingiusta e pericolosa, che non può far altro che danni.

Altro esempio pratico; oggigiorno, piattaforme come Amazon e tante altre offrono la possibilità a chiunque di autopubblicare un libro a pochi euro. Immaginate allora se un individuo come quello che ho descritto sopra pubblicasse in questo modo un libro di “critica” su un autore della Letteratura oppure di Storia. Cosa potrebbe accadere? Un ragazzino incuriosito potrebbe avvicinarsi e rovinarsi per sempre.

Starete pensando: “ma questo succede anche con le materie scientifiche”. È vero, purtroppo il livellamento culturale, in questo caso, ha catturato anche le scienze; penso ai libri spazzatura sulla Terra piatta o sui vaccini. Eppure, vi è una notevole differenza anche in questo caso. Eserciti di scienziati, medici e opinionisti si alzano per protesta, indignati. Esiste una vera e propria voce mediatica che scredita questi pseudo-scienziati e li allontana dalla comunità scientifica. Quando lo stesso accade per le materie scientifiche, nulla. Forse qualche professore dice la sua, ma niente più. Forse perché si crede che la critica letteraria non si basi su studi, dati, raffronti e prove, ma semplicemente sulle emozioni e sulle proprie idee; quindi tutti possono provare a scrivere la propria idea su Dante, su Foscolo, su Machiavelli eccetera. Pensate a Mauro Biglino che da anni stupra, senza nessuna competenza o titolo, la Bibbia. Non esiste anche qui una “voce mediatica” che lo sbugiardi come avviene per i vaccini.

Per quanto tempo la nostra società sottovaluterà le materie cardine del pensiero critico e le etichetterà come semplici passatempi?

4 risposte a "Possiamo parlare tutti di materie umanistiche?"

  1. Mi trovi perfettamente d’accordo, ma a questo punto lecito domandare in base a cosa si può definire quale sia il limite minimo di conoscenze per poter discutere un determinato argomento? In fondo le materie umanistiche, al contrario della scienza, sono proprie della natura umana in generale, non solo della fascia più colta.

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  2. Esatto: lo studio continuativo. Per la letteratura nel senso di poesia e narrativa ci si puo’ fare una buona cultura anche studiando le semplici Storie Letterarie di una determinata lingua… poiche’ gia’ avere un’idea storica e capire quali e perche’ siano opere considerate “capolavori” e quali altre e perche’ invece no, e’ un qualcosa in piu’ del cataclisma di boiate e fesserie da dilettanti e/o da lettori della domenica che ci troviamo a fronteggiare ogni giorno su Internet, ove essere qualificati nelle Belle Lettere equivale a chiedere di essere insultati dall’onnisciente e stizzito “uomo qualunque che si sente qualcuno”.

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    1. Questo articolo mi trova molto d’accordo… tutti si sentono autorizzati a parlare di letteratura senza adeguate conoscenze critiche metodologiche metriche retoriche grammaticali..
      È come se io parlassi di spinterogeni con il mio meccanico.
      Cosa aspettarsi da un popolo di commissari tecnici, esperti di vaccini Costituzione codice civile e penale et coetera?
      Mi permetto di segnalare una piccola svista: quando accade per le materie umanistiche anziché scientifiche.
      Altra segnalazione: SOLAR di McEwan in un passo sollevava la questione.

      Piace a 1 persona

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