Sull’evasore fiscale

L’evasore fiscale è un patriota?

Vittorio Sgarbi è un politico per molti aspetti discutibile, un ottimo critico d’arte ed un grande oratore; le sue idee sono spesso controcorrente ed è capace di sorprendere e lasciare a bocca aperta gli ascoltatori (a volte in modo positivo, molte altre in negativo).

Non è raro che il nostro critico d’arte si esprima per paradossi; ultimamente, infatti, riguardo al discorso “evasione fiscale”, ha espresso un parere curioso, quanto mai allarmante. Cito testualmente: “l’evasore fiscale è un patriota”.

Sembra scontato che la frase abbia qualcosa di sbagliato, fortunatamente è così, ma dietro questa sequenza di parole ben accordate tra loro per generare un effetto di sgomento, vi è un ragionamento comprensibile e ben strutturato, ma allo stesso tempo molto semplice.

Secondo Vittorio Sgarbi, in un paese come l’Italia, dove la tassazione è mal gestita ed esagerata, i piccoli e medi imprenditori sono vessati e non riescono a tirare avanti e i fondi pubblici vengono gettati per opere insulse, l’evasore fiscale diventa un rivoluzionario che si rifiuta di partecipare allo scempio, che combatte contro un sistema corrotto e malfunzionante; l’evasore diventa così un patriota, pronto a non pagare le tasse per il bene del paese.

A dar man forte a questo pensiero, esiste uno scritto di Luigi Einaudi sulla questione, non distante dalle parole di Sgarbi. Di seguito lo scritto di Luigi Einaudi:

La frode fiscale non potrà essere considerata alla stregua degli altri reati, finché le leggi tributarie rimarranno, vessatorie e pesantissime e finché le sottili arti della frode rimarranno l’unica arma di difesa del contribuente contro le esorbitanze del fisco”.

Sembra che a questo punto il discorso sia chiaro; eppure vorrei sollevare qualche dubbio.

È certo che il sistema tributario del nostro paese sia problematico per chi decida di aprire un’attività. Immaginate un povero commerciante che decide di aprire il proprio negozietto nel centro della sua piccola città; da una parte dovrebbe far fronte ad una tassazione violenta, dall’altra doversela vedere con l’altissima competizione di store online e grandi catene aperte ventiquattrore su ventiquattro. Cosa potrebbe fare? Evadere, sembra non ci sia altra soluzione, lo diceva anche Einaudi. Ed ecco, concentrato in questo piccolo ma efficace esempio, il pericolo di far girare senza ritegno certe frasi estrapolate dal proprio contesto e paradossi intellettuali; giustificare un atto illegale e moralmente ingiusto, sminuendo di conseguenza la sua importanza.

Pagare le tasse è un dovere civico, tutti siamo chiamati a farlo; è giusto che ognuno di noi contribuisca in modo adeguato, magari in base alla fascia di reddito, al sostentamento dello Stato. Le scuole, gli ospedali, tutte le strutture statali si mantengono grazie a quello. Chi paga le tasse rinuncia ad una percentuale dei propri compensi per il bene comune, di tutti; questo rende veri patrioti.

Esiste un’alternativa alla mistificazione dell’evasore fiscale. Le armi del politico capace sono le leggi, con queste è possibile cambiare le sorti di uno Stato. Riformare il sistema tributario, abbassando la tassazione, creare incentivi e agevolazioni; distribuire la tassazione in base alle fasce di reddito, far pagare le tasse in Italia alle grandi multinazionali e cambiare le leggi sulla libertà di commercio.

Un paradosso come quello di Sgarbi, per quanto possa essere materia di ragionamento e riflessione per menti allenate, risulta essere negativo in quanto mistifica una figura per nulla giusta, che anzi, contribuisce al malessere comune.

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