Il Libro: tra ieri e oggi

Immaginate di aver appena acquistato il titolo che desideravate leggere da tempo; vi buttate sul primo posto libero e vi immergete nella lettura. Le posizioni sono le più svariate; chi si siede comodamente sulla poltrona, chi si adagia sul divano e chi si stende direttamente sul letto. Per non dimenticare quelli che accompagnano la lettura con uno spuntino, oppure coloro i quali si dedicano alla lettura in bagno. Ma un libro è un libro; un cumulo di cellulosa, con sopra delle lettere stampate. Niente più. Oggigiorno è normale pensarla così; eppure nell’antichità, soprattutto nel Medioevo, non lo era affatto.

Leggere non era per tutti, i volumi erano ingombranti e delicati, c’era bisogno di un’attrezzatura apposita e, soprattutto, le conoscenze culturali necessarie alla comprensione dei testi non erano comuni.

Ma le differenze tra noi e loro non finiscono qui. Il momento della lettura non era visto come un semplice passatempo; quante volte ci capita di prendere un testo a caso, di cui neanche conosciamo il nome, magari dalla libreria di un amico o di un parente, e lo leggiamo tanto per rilassarci, quei dieci minuti di pausa, dopo una giornata di lavoro o studio? Nel Medioevo, una cosa simile, sarebbe stata impossibile oltre che “impensabile”. Il momento della lettura, era un momento sacro. Non esistevano bagni, letti, strambe posizioni e patatine; esistevano solo il volume e il suo lettore. Ci si preparava mentalmente per il momento della lettura e, una volta cominciata, ci si dedicava solo a quello; niente televisione in sottofondo, niente telefono sul tavolo per controllare le notifiche, nessuna possibile distrazione. Il lettore provava un profondo rispetto per quel dispensatore di cultura, così importante, ma allo stesso tempo, delicato; non avrebbe mai voluto commettere nessun tipo di nefas.

Ebbene sì, un lettore medioevale ci avrebbe guardato biecamente se ci avesse visto bere durante la lettura di un bel romanzo; ma la cultura muta (nel nostro caso muore), così mutano gli approcci agli oggetti.

Ma come è cambiato l’approccio alla lettura, è cambiata l’importanza che la società conferisce all’oggetto “libro”. Oggigiorno, chiunque può pubblicarne uno; non hanno importanza le competenze e le capacità. Se un tempo la pubblicazione di un libro era la prova del possesso di un certo bagaglio culturale, oggi non è più così.

Il mercato dell’editoria (oramai la parola mercato ha invaso qualunque campo annichilendolo) è saturo di titoli di ogni genere; dal romanzetto rosa per casalinghe al manuale su come migliorare la propria vita, dal libro di filosofia spicciola alla biografia di stelle della televisione.

Il libro è usato per aumentare la popolarità di meteore, che per quanto siano luminose, spariranno nel giro di pochi anni; un esempio sono i vari youtuber/influencer.

Ma ancora; le parole “calciatore” e “libro” dovrebbero formare un ossimoro, eppure vi sono tanti titoli pubblicati da certi personaggi incapaci di articolare una sola frase in italiano corretto. Ma il libro a fine carriera è d’obbligo.

Aggrappatevi alle sedie, il peggio deve ancora arrivare.

Se le pubblicazioni di youtuber/influencer e calciatori fanno ridere, c’è chi fa piangere e può essere anche pericoloso oltre che diseducativo. Esistono infatti personaggi che, senza aver mai messo piede in una Facoltà, scrivono fiumi di parole su argomenti a loro totalmente estranei; gli esempi più fulgidi sono Mauro Biglino con la Bibbia e quegli idioti dei terrapiattisti.

Oggetto di chiunque, il libro è scritto nella speranza di far successo; perfetti incapaci, che il giorno prima vendevano le noccioline allo stadio, scalano le classifiche di vendita (attenzione, questo non è indice di qualità di un’opera, ma indice di un basso livello culturale sociale). Alcuni esempi sono Francesco Sole, quello che sembra essere un “poeta”, ma che fa solo ribaltare Foscolo nella tomba, e Fabio Volo, talmente convinto delle sue capacità inesistenti, da avere la faccia tosta di controbattere, con insolenza, ai critici che, giustamente, stroncano i suoi libretti.

Ci troviamo davanti ad un cane che si morde la coda; da una parte la cultura media è pericolosamente scesa, quindi ci si accontenta dell’immondizia. Dall’altra le case editrici si trovano costrette a pubblicare libri simili per sopravvivere. Sembra che non ci sia una via di scampo, ma non è così. Esistono delle soluzioni come rafforzare la Scuola e abbattere, una volta per tutte, questo sistema capitalistico che si sta mangiando tutto.

Ecco una piccola, ma enorme, differenza tra la nostra società e quella medievale, che ancora molti si ostinano a definire oscura.

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