La società del tutto è possibile

È raro che un video sulla piattaforma YouTube mi ispiri per la scrittura di un articolo; eppure le parole di Massimo Polidoro nell’ultimo video pubblicato ieri sul suo canale, lo hanno fatto. Il video, dal titolo “Non sognarlo, fallo!” risulta essere molto carino e soprattutto, incoraggiante.

Apprezzo Polidoro e il suo lavoro; sono convinto che il suo contributo in rete, volto a demistificare le fantasie di certi internauti creduloni, sia tanto piacevole quanto necessario.

Questa volta però, l’argomento è molto diverso rispetto al solito; Polidoro, partendo dalla sua storia personale, incoraggia gli ascoltatori ad inseguire i propri desideri, a vincere le proprie paure e insicurezze, a non permettere che queste conducano il timone della propria vita. Un messaggio, tutto sommato bello, ma soprattutto interessante.

Spesso, dopo aver concluso la visione di un video su YouTube, non mi rimane nulla, chiudo l’applicazione e penso ad altro, magari svolgo qualche faccenda o leggo un libro; questa volta, invece, è andata diversamente. Infatti, l’ultimo video di Polidoro mi ha colpito e mi ha dato da pensare. Ho riflettuto a fondo sulla questione, che a parer mio, è ben più ampia di quello che sembra e merita di essere approfondita, e perché no, merita di esser vista (o meglio letta) da un punto di vista differente, magari più cinico.

Ho modellato ed affinato due pensieri, uno a livello strettamente sociale e l’altro rivolto alla figura del maestro o guida.

Voglio precisare che questa non è una risposta al video di Polidoro, che ha solo espresso un suo pensiero, sicuramente con la voglia di incoraggiare qualche giovane iscritto; la mia è una semplice riflessione sull’argomento che i lettori potranno condividere o meno.

Se ho ben inteso il succo del messaggio del video, potrei riassumerlo così: “non importa se tu non abbia mai fatto una determinata cosa, ne quanto tu sappia di esser bravo in quella cosa, tu falla, insegui il tuo desiderio e vedi come va”.

Bene, credo che un messaggio simile, per quanto bello e rassicurante possa essere, sia altrettanto pericoloso se trasmesso in malo modo o con troppa disinvoltura.

Viviamo in una società dove tutto è permesso a tutti, e ancor peggio, tutti si sentono in diritto e in potere di far tutto; sembra che non esista più l’idea del cursus honorum che qualifica l’individuo in un determinato ambito, e tutti siamo chiamati a partecipare al grande disordine culturale imperante. L’importante è buttarsi nel mercato; riemerge chi è più fortunato, quindi, chi può far guadagnare di più (salvo rare occasioni).

È inutile mentirci; la nostra società a stampo capitalistico, totalmente (o quasi) abbandonata al nichilismo, non bada alla qualità, ma alla quantità e soprattutto, alla possibilità di commercio di quelli che ora non sono più libri, canzoni, sculture, dipinti ecc. ma prodotti. Ogni giorno siamo bombardati da slogan come “tu puoi” e ci convinciamo di essere piccoli geni capaci di far tutto; oggi ho in mente di scrivere un libro? Cosa importa se non riesco a scrivere nemmeno una frase senza errori grammaticali o non ho mai letto, in vita mia, una riga di testo, nemmeno di Topolino; se la “roba” che scrivo riesce, faccio i soldi e divento uno scrittore (vedasi Fabio Volo). Ma potremmo allargare questo esempio a qualunque ambito dello scibile umano, infatti neanche gli ambiti scientifici sono salvi da questo fenomeno. Oggi scrivi un libro perché ti senti scrittore, domani compri una chitarra perché tu puoi diventare il nuovo frontman dei Pink Floyd, dopodomani stai già cercando su Amazon pennelli e colori perché tu puoi replicare e migliorare la profondità degli sguardi nelle pitture di Giotto, e così via. Ma non lo fai perché ne sei davvero capace, ma perché senti di esserlo. E cosa accade allora, se siamo tutti chiamati a fare tutto? Che non facciamo niente. Questa la chiamo “dispersione di talento”.

Tutti abbiamo un talento. Non esiste una singola persona che davvero non sappia fare qualcosa nella vita. Crescendo, alcuni riescono da soli (magari per caso come è accaduto a Polidoro) a trovare questa cosa e la coltivano. Ma queste persone sono in stretta minoranza, sono poche; non perché siano più intelligenti degli altri, ma perché hanno avuto più fortuna.

Gli altri non riescono da soli a trovare il proprio talento, hanno bisogno di una figura che possa guidarli; che riesca a scoprire quale sia la vera indole dell’individuo e che sappia indirizzarla; e qui entra in gioco la figura del maestro o guida.

Possiamo chiamarlo maestro, guida o anche professore, ma il lavoro di questa figura deve essere uno solo; aprire il cervello del proprio allievo, capire che cosa giri la dentro, far uscire tutto fuori e indirizzare verso il meglio, tutto quello che ha trovato. Ricordo Socrate; il grande filosofo affermava di fare lo stesso lavoro della madre, che era ostetrica. Infatti, come lei aiutava le partorienti durante tutti i nove mesi, così Socrate guidava durante il loro percorso i discepoli; infine, come la madre, nel momento culminante del parto, estraeva il piccolo dalla donna, così Socrate estraeva il genio dalla testa dei ragazzi.

Arrivati a questo punto, possiamo dire che il maestro o professore, è quell’uomo che ti spinge a fare quello che vuoi? No.

La nostra società rifiuta il limite, che sia concreto o ideale, e promuove uno sviluppo continuo che anche in materie diverse da quelle che abbiamo trattato nell’articolo, ad esempio l’ambiente, risulta essere auto-fagocitante. Volgiamo l’occhio al passato e torniamo agli insegnamenti dei nostri padri greci, che ci hanno insegnato a porci dei limiti, ma sopratutto a misurarci e provarci prima di fare qualunque cosa.

La domanda che mi sono fatto, durante tutta la stesura di questo articolo (prefigurando in mente un ipotetico soggetto) è questa: perché dobbiamo accontentarci di uno scrittore mediocre, quando potremmo avere il nuovo Michelangelo?

Link al video di Massimo Polidoro: https://www.youtube.com/watch?v=lVK9-eMwe3k

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